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Per le persone portatrici di mutazioni del gene CDH1 , la gastrectomia, cioè la rimozione dello stomaco a scopo preventivo , è stata a lungo considerata una delle principali strategie per ridurre il rischio di sviluppare un tumore gastrico diffuso. Un intervento estremamente invasivo (e dalle importanti conseguenze sulla qualità della vita), al quale negli ultimi anni si è fatto progressivamente meno ricorso, mentre la sorveglianza endoscopica ha assunto un ruolo sempre più rilevante.

A evidenziare questo cambiamento è ora una revisione sistematica, accompagnata da un’analisi complessiva dei risultati di più studi condotti nell’arco di 25 anni , realizzata dall’Università Statale di Milano in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca e pubblicata sul Journal of Medical Genetics . Il lavoro ha esaminato il ricorso alla rimozione preventiva dello stomaco nelle persone con alterazioni ereditarie del gene CDH1 , per capire come sia cambiato nel tempo il ricorso all’intervento.

Il gene CDH1 contiene le istruzioni per produrre l’E-caderina, una proteina che aiuta le cellule dei tessuti a rimanere unite e stabili.

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